Ultimatum Unione Europea: “Entro il 2016 depuratori per ottocento comuni italiani”

L’Unione Europea non ammette più proroghe: se entro il 2016 l’Italia non si adeguerà alle prescrizioni della Direttiva 1991/271/CEE potrebbe arrivare a pagare fino a 480.000.000 di euro in sanzioni ambientali. La comunicazione ufficiale è arrivata con il Pacchetto Infrazioni del mese di Marzo e, insieme a lui, un avvertimento che il Ministero dell’Ambiente non può più ignorare.

Prende infatti il nome di ‘parere motivato’ il richiamo ricevuto dall’Italia e rappresenta un vero e proprio ultimatum normativo, che precede l’emendazione definitiva del deferimento alla Corte Europea di Giustizia: ciò significherebbe, secondo le previsioni degli esperti, sanzioni pesantissime già a partire

L'Unione Europea e l'ultimatum per l'Italia

L’Unione Europea e l’ultimatum per l’Italia

dal prossimo anno.

Per evitarle,  l’Italia sarà costretta a completare la propria dotazione di depuratori per il trattamento delle acque reflue sul territorio nazionale così come previsto dalla Direttiva 271 del febbraio 1991, che concerne la raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue sia urbane sia prodotte da settori industriali.

Per quanto riguarda le acque reflue provenienti da scarichi urbani,  la direttiva prevede che si dotino di un trattamento secondario di acque reflue tutti gli agglomerati urbani composti da un numero di abitanti compresi tra 10.000 e 15.000 e uno per gli scarichi in aree sensibili, quali acque dolci ed estuari, gli agglomerati urbani composti da un numero di abitanti compreso tra i 2.000 e 10.000.

Un obiettivo che l’Italia avrebbe dovuto raggiungere già una quindicina di anni fa: due limiti di scadenza infatti sono già stati ignorati in passato, dopo che l’UE aveva stabilito prima l’anno 2000 e poi il 2005 come termine ultimo per la realizzazione di fogne e depuratori. Ad oggi, sono ben 817 gli agglomerati urbani con un numero di abitanti superiore ai 2000, tra cui le città di Napoli, Roma, Firenze e Bari, che non raccolgono e trattano correttamente la acque reflue. Tra questi, circa una trentina di aree sensibili non rispettano l’obbligo di eliminazione dagli scarichi di residui di fosforo e azoto.

I progetti di adeguamento del servizio idrico integrato sono particolarmente dispendiosi, si parla di oltre quattrocentottanta milioni di euro, un fatto che però non rappresenta al momento il vero ostacolo per l’adeguamento cittadino delle reti fognarie.  “La realizzazione dei progetti si scontra con la resistenza delle amministrazioni locali ad aggregarsi in ambiti territoriali ottimali” ha spiegato Gianluca Galletti, Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio al convegno “Stati Generali Acque Pulite” che ha sottolineato il persistere di una situazione di stallo, pur in presenza degli adeguati finanziamenti deliberati nel 2012 dal Comitato Interministeriale per la programmazione economica.

“Il nostro obiettivo” ha comunque concluso il Ministro “è quello di superare queste criticità e realizzare al più presto quegli interventi che sono necessari e che l’Europa ci chiede”.

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