La cassazione: Bruciare scarti vegetali mediante incenerimento a terra rimane reato

 

La norma vieta un autosmaltimento mediante incenerimento incontrollato di rifiuti da parte di soggetti privati o aziende non solo perché si vuole che detti rifiuti vengano avviati verso una gestione tracciata che li condurrà a smaltimento o recupero, ma perché – e qui risiede la vera e profonda ratio della normativa di settore – si vuole evitare che da tale asmaltimentoincontrollato possano derivare seri danni per l’ambiente e le persone.

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La legge Bruciare scarti vegetali mediante incenerimento a terra rimane reato (articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006) il cui elemento oggettivo sussiste indipendentemente dalla quantità del materiale vegetale bruciato.

La sentenza Questo è quanto afferma la Cassazione con la sentenza del “4 Settembre 2014, tornando sul reato di abbruciamento di scarti vegetali ribadendo che se non è provato l’inserimento anche mediante semplice trasformazione in un circuito produttivo delle ceneri prodotte dalla combustione, rimane il reato di smaltimento senza autorizzazione di rifiuti speciali non pericolosi (articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006).

Quanto al comma 6-bis dell’articolo 256-bis, Dlgs 152/2006, come introdotto dal Dl 91/2014, che esclude dal reato di gestione non autorizzata (articolo 256, Dlgs 152/2006) la bruciatura in loco di piccole quantità di materiale vegetale agricolo nel rispetto di specifiche condizioni, non ci troviamo di fronte a una depenalizzazione tout court della condotta ma a un margine di irrilevanza penale della condotta specificamente determinato a livello quantitativo e temporale.

Se, a questo punto, andiamo a rileggere la sentenza, appare evidente che si basa su un contesto normativo letterale che è profondamente cambiato. Essa, infatti, parte dal presupposto (all’epoca, esatto) che “l’articolo 14, comma 8, lettera b), d.I.24 giugno 2014 n.91 ha inserito nell’articolo 256 bis del Codice dell’ambiente il comma 6 bis. La suddetta norma, dovendosi interpretare nel suo complesso, senza isolare artificialmente il primo periodo dai seguenti, alla luce degli ordinari canoni ermeneutici, non depenalizza tout court l’abbruciamento in terra di scarti vegetali come rifiuti, bensì prevede (“…è consentita la combustione ecc.”) un margine di irrilevanza della condotta ai fini del reato di cui all’articolo 256 specificamente determinato a livello quantitativo e temporale, anche a mezzo dell’individuazione amministrativa di parte di tali modalità scriminanti mediante appunto una ordinanza sindacale ad hoc, e fatto salvo il limite imposto dalle regioni per tutelare dal rischio degli incendi boschivi.”.

 

La cassazione: Bruciare scarti vegetali mediante incenerimento a terra rimane reato
Bruciare scarti vegetali mediante incenerimento a terra rimane reato (articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006) il cui elemento oggettivo sussiste indipendentemente dalla quantità del materiale vegetale bruciato.

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