Il Ministero dell’Ambiente adotta il Piano Nazionale di prevenzione dei rifiuti

Andrea Orlando, ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha reso pubblico il Piano Nazionale di prevenzione dei rifiuti, frutto del lavoro di collaborazione tra enti locali, produttori e associazione. Il progetto è stato presentato con anticipo rispetto al termine ultimo del 12 dicembre 2013 fissato dall’ Unione Europea e fissa obiettivi il cui scopo è  dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti.

E poiché- si legge nel comunicato stampa pubblicato sul sito del Ministero-  la produzione dei rifiuti è legata a fattori socioeconomici, è stato scelto di utilizzare come indicatore per gli obiettivi del Programma la produzione di rifiuti rapportata all’andamento del Prodotto Interno Lordo. Entro il 2020 dovranno essere raggiunti i seguenti obiettivi:

– riduzione del 5% della produzione di rifiuti urbani per unità di Pil;

– riduzione del 10% della produzione di rifiuti speciali pericolosi per unità di Pil;

– riduzione del 5% della produzione di rifiuti speciali non pericolosi per unità di Pil.

Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare si avvarrà di Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, per quanto riguarda la raccolta, l’elaborazione dei dati, il popolamento degli indicatori, e la definizione di nuovi indicatori. Per il monitoraggio delle attività verrà invece istituito ad hoc un Tavolo di lavoro permanente che coinvolga i soggetti pubblici e i portatori di interesse attivi nell’attuazione delle misure previste dal Programma.

Il piano di prevenzione dei rifiuti  è stato adottato con il decreto direttoriale del 7 ottobre 2013. Nella direttiva viene anche chiarito cosa si intende con il termine “prevenzione”: si intendono tutte quelle misure prese prima che una sostanza, un materiale o un prodotto sia diventato un rifiuto, e che quindi se adottate porterebbero a ridurre:

a) la quantità dei rifiuti, anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l’estensione del loro ciclo di vita;

b) gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull’ambiente e la salute umana; oppure

c) il contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti.

Nella redazione del programma  è stata fatta una distinzione tra misure di carattere generale che possono contribuire in misura rilevante al successo delle politiche di prevenzione nel loro complesso(ad esempio il Green Public Procurement per le pubbliche amministrazioni, il riutilizzo, gli strumenti economici, fiscali e di regolamentazione) e misure specifiche su particolari flussi di prodotti/rifiuti ritenuti prioritari. Il carattere “prioritario” di tali flussi è legato alla rilevanza quantitativa degli stessi rispetto al totale dei rifiuti prodotti o alla loro suscettibilità ad essere ridotti con facilità e in modo efficiente. Tali flussi prioritari sono: i rifiuti biodegradabili con particolare attenzione agli scarti alimentari, i rifiuti cartacei, i rifiuti da imballaggio ed i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.

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