SISTRI 2013: criticità del sistema. L’esperto risponde

A circa due mesi dalla data di possibile partenza del SISTRI, non diminuiscono le perplessità intorno al sistema. Per questo, abbiamo intervistato il collega Davide Cairola, la persona che all’interno del Gruppo Marazzato segue fin dai primi momenti l’evoluzione del SISTRI e ha già avuto modo di toccare con mano le diverse fasi, dall’installazione delle black box alla partecipazione ai clic day. Davide, che per il Gruppo Marazzato aveva anche organizzato incontri e workshop due anni fa con clienti ed associazioni di categoria, sta seguendo l’evoluzione del progetto e ha accettato di condividere con noi i diversi aspetti del sistema, comprese alcune criticità che ad oggi continuano a esserci.

Domanda- Il SISTRI, secondo lei, riuscirà a partire a ottobre, come dichiarato più volte dal Ministero, o rischia di subire l’ennesimo rinvio?

Risposta- Diciamo che le criticità riscontrate in passato non sono state del tutto superate. Per risponderle in maniera diretta, nonostante i continui rinvii e le difficoltà riscontrarte a livello tecnico, si direbbe che il Sistema quest’anno verrà avviato effettivamente, come più volte annunciato dal Ministro. Tuttavia, la storia del SISTRI è ricca di episodi simili, e attendiamo quindi l’evoluzione delle prossime settimane

è probabile che quest’anno venga riavviato. Nei prossimi giorni verrà pubblicato la bozza del decreto legge del Fare 2, e in quell’occasione potremo conoscere eventuali nuovi dettagli relativi anche al SISTRI.

D-  Cosa ne pensa dei suggerimenti proposti dalle associazioni di categoria riunitesi, lo ricordiamo, lo scorso 20 giugno davanti al Ministero dell’Ambiente (per i dettagli si veda la news dedicata )?

R- Le proposte emerse erano decisamente interessanti. Alcune erano osservazioni semplici ma ampiamente condivisibili, come chiedersi perché tracciare tutti  i rifiuti, e non solo i pericolosi, come anche la normativa europea richiede. Mi spiego meglio: mentre la normativa europea relativa alla tracciabilità dei rifiuti è stata pensata esclusivamente per i rifiuti pericolosi, in Italia si era deciso di realizzare o – meglio- , di provare a realizzare, un sistema che tracciasse anche i non pericolosi. Questo però significherebbe dover monitorare anche carta, indumenti usati, ogni genere di rifiuto…. e questo appare già a prima vista come difficilmente realizzabile. Inoltre, va notato che la maggior parte dei costi sarebbero in capo alle aziende, vincolate a versare contributi , e questo potrebbe essere un ulteriore elemento di difficoltà nell’adozione del sistema.

D- Cosa mi sa dire della tecnologia scelta?

R- Questo è un altro punto interessante che potrebbe creare non poche difficoltà al momento dell’adozione del sistema.

Ci sono diversi aspetti da considerare: uno è relativo alla localizzazione degli automezzi adibiti al trasporto dei rifiuti attualmente, infatti, la localizzazione non è satellitare, ma avviene tramite la telefonia mobile (in quanto nelle Black box sono inserite delle schede SIM). Cosa succede, dunque nei tratti dove non c’è campo? E come gestire il fatto che la localizzazione non è precisa ma solo con una certa approssimazione?

Un altro aspetto importante riguarda la connessione delle chiavette USB. Ci sono diverse criticità su questo aspetto. Una è legata all’orografia del nostro Paese, dove è abbastanza comune muoversi in zone prive di segnale: come dovremo tracciare queste interruzioni? Un’altra è legata al fatto che le chiavette funzionano con la corrente generata dal mezzo in movimento; al momento dello spegnimento del mezzo perdono la connessione e bisogna resettarle. Questa operazione di reset, però, non può essere fatta dall’autista, ma diventi necessario l’intervento di soggetti autorizzati a effettuare le riparazioni in caso di guasto. Questo potrebbe risultare un po’ tropo macchinoso, e quindi di difficile gestione. Un punto sicuramente da risolvere.

D- Questi problemi non sono stati riscontrati in fase di test del sistema?

R- I test sul sistema sono stati fatti, ma non sono stati resi noti nè gli esiti nè quali fossero le aziende scelte per fare il test. Mentre in Germania sono stati eseguiti test specifici e documentati da cui sono emerse problematiche tali da far sospendere il sistema, in Italia non solo il test è stato effettuato su un numero non rappresentativo di aziende, ma non è mai stato reso noto quali fossero le imprese coinvolte nel progetto e quale fosse stato l’esito. I clic day, purtroppo, non hanno dato risultati incorraggianti.

D- Ed eventuali autotrasportatori stranieri in Italia come dovrebbero comportarsi?

R- Questo aspetto è una delle criticità maggiori del sistema. Al momento infatti la norma non prevede che i trasportatori stranieri debbano essere ‘tracciati’. Questo potrebbe significare che – a livello di ipotesi – una ditta interessata a portare fuori dall’Italia rifiuti senza alcun tipo di controllo dovrebbe semplicemente scegliere come fornitore una ditta di trasporti straniera. Senza dimenticare che all’interno dell’Unione Europea c’è la libertà di circolazione tra gli Stati membri… e questo potrebbe aprire ad ulteriori scenari.

In definitiva, anche dopo questo confronto con il collega Davide, che ringraziamo per la disponibilità, il SISTRI risulta un sistema decisamente interessante e una svolta epocale per coloro che lavorano nel campo dell’ecologia e devono organizzare il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti. Tuttavia, non possiamo non notare che esistono ancora parecchi “zone grige” all’interno della soluzione attualmente proposta, e dovremo necessariamente attendere ulteriori sviluppi.
Nel frattempo,  se avete qualche domanda da fare all’esperto contattateci o rispondeteci al post.

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